LE CLIFFS OF MOHER

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Irlanda:gemma smeraldina incastonata nel blu cobalto dei mari tempestosi del nord.
Cieli sterminati e cangianti...mutevoli ad ogni battito di ciglia...fanno da sfondo a scenari di purezza indicibile, dove la pietra è silente sentinella di un incanto colorato di verde e musicato dal vento.
Nell’aria tersa...dispersi pollini di miti vecchi e nuovi.
Lo spirito gaelico è quintessenza ovunque.

Pur la cosmopolita Dublino ne è pervasa in tutte le sue espressioni.
Lingua,modi,fierezza...d’altri tempi.

Un’integrità radicale che solo dominazioni e sofferenze blindano nei recessi più reconditi della coscienza collettiva di un popolo.

Sui sentieri meno battuti,alla ricerca di segrete emozioni,più che Joyce e gli U2,la Guinness e il Connemara,poterono le “Cliffs of Moher“...scogliere maestose che guardano l’oceano burrascoso.

Sporgersi dall’orrido...sul delirio del mare...è la sfida suprema di ogni cuore impavido.
Gli spazi profondissimi che si offrono allo sguardo producono una vertigine assoluta.

Poi...la sensazione di immergersi nel cuore e nella musica del creato.

Il sole baciò quell’esperienza ,dopo giorni di grigiore e di pioggia,e fece la brughiera ridente di luce e di calore.Spettacolo supplementare per l’anima già sopraffatta dallo stupore.
Irlanda:cantori malinconici e rubizzi,nei vivacissimi pub disseminati in ogni dove,raccontano agli avventori storie fatte di inferni e paradisi.
Da entrambi,giammai da un solo segno,scaturisce quel che si suole definire“ umanità“.
Il resto è sterile manierismo che fodera le nostre vite...

ROSARIO TISO

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