Note sulla questione delle monete locali, complementari

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Bergamo: Marco Saba; Note sulla questione delle monete locali, complementari

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli articoli su internet dedicati alla delicata questione della rendita monetaria (signoraggio) e di come fare per riappropriarsene. È opportuno citare la Scuola Austriaca di Economia, in particolare Murray Rothbard, e quella che potremmo chiamare la Scuola Italiana di Economia di cui un importante esponente fu un giurista, il prof. Giacinto Auriti. Auriti sperimentò l’emissione di una moneta locale, il SIMEC, acronimo che sta per: Simbolo Econometrico di Valore Indotto. l’emissione avvenne nel piccolo paese di Guardiagrele e la notizia fece presto il giro del mondo. Uscì anche un articolo sul Wall Street Journal:
http://www.freedomdomain.com/banking/auriti1.html

Ben presto l’emissione di SIMEC venne sequestrata dalla Guardia di Finanza, per poi essere dissequestrata dal Tribunale del Riesame il 30 agosto 2000:
http://saba.fateback.com/articoli/simeclegali.html

In Italia esisteva per la verità un precedente abbastanza importante, il Credito di Damanhur, una comunità della Valchiusella. l’esperienza è citata nel seguente studio: Gerhard Rösl, Regionalwährungen in Deutschland " Lokale Konkurrenz für den Euro? Diskussionspapier. Volkswirtschaftliche Studien. Reihe 1, Nr 43. Deutsche Bundesbank, Frankfurt 2006. ISBN 3-86558-237-0 (Vedere Allegato PDF)

Più recentemente (2007), è cominciato un esperimento a Napoli, lo SCEC, che inizialmente significava: lo Sconto Che Cammina. Ora viene descritto come: la Solidarietà che Cammina. l’iniziativa viene condivisa dai cosiddetti "meetup di Beppe Grillo". Queste iniziative monetarie, particolarmente diffuse in Germania e Giappone, hanno in Italia una diffusione limitata. Il motivo forse è da ricercare nel fatto che non si riesce a fare delle iniziative miste pubblico-private. In sostanza, le istituzioni tradizionali snobbano la questione. Questo è abbastanza grave tenuto conto che l’emissione di moneta locale è uno strumento pacifico per restituire sovranità al popolo. Opinione dell’autore è che le istituzioni per poter assecondare o meglio incoraggiare queste iniziative, dovrebbero prima "ammettere" di aver "affidato" la sovranità monetaria a quanti si nascondono dietro gli assetti societari che possiedono la Banca Centrale Europea. Sotto il profilo stretto del diritto, il Trattato di Maastricht, lo strumento attraverso il quale si è voluto appaltare a privati la sovranità monetaria, appare illegale. Difatti da che mondo e mondo, esiste una descrizione molto precisa per quello che è stato fatto a Maastricht: alto tradimento. Il reato per il quale si possono - almeno teoricamente - arrestare i presidenti della Repubblica. Ma siccome viviamo in una specie di incantesimo - come se le istituzioni sperassero che davvero nessuno se ne accorga - un po’ come quelle serve che nascondono la polvere sotto ai tappeti - dobbiamo ricorrere alle monete locali almeno per far capire l’importanza della questione al grande pubblico. Pare strano ma anche coloro che tradizionalmente "dovrebbero" conoscere la questione, penso al Presidente della Camera Bertinotti, sembrano indifferenti. Eppure si veda Marx che, nel Capitale, scrive: "la Banca d'Inghilterra venne autorizzata dal Parlamento a battere moneta [...] con questa moneta la banca faceva prestiti allo Stato e pagava per suo conto gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la banca desse con una mano per ricevere in restituzione di più con l’altra ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato". Se si pensa che nel 2007 l’onere della rendita monetaria ci è costato 70 miliardi di euro, perché lo Stato invece di stampare biglietti a corso legale stampa titoli di debito, si capirà l’enormità della cosa. Ma non solo le banconote sono stampate a debito - che poi dobbiamo pagare noi - ma addirittura anche la massa monetaria virtuale viene emessa a debito. Come se le banche stampassero cambiali a nome nostro. E siccome chiedono pure gli interessi, il buco nero del debito aumenta continuamente. Normalmente poi si arriva ad un limite in cui scoppia l’iperinflazione, come spiega la Scuola Austriaca di Economia (www.mises.org). Subito dopo scoppia la rivoluzione, ovviamente.

Tornando alle monete locali, le possiamo vedere come uno strumento anti-ciclico e stabilizzante dell’economia. Uno strumento anche abbastanza economico, in tutti i sensi. Uno strumento intelligente con cui si può alleviare il dolore economico della cittadinanza sempre più vessata dalle politiche monetarie delle banche centrali. Questo problema purtroppo riguarda tutto il cosiddetto occidente democratico. Ma che democrazia è quella dove alcuni stampano i soldi e tutti gli altri devono lavorare per coprire i buchi?

Quasi 70 miliardi di euro valgono ben due finanziarie. Lo stato potrebbe - dovrebbe - risparmiarli usando della sovranità monetaria. È facile rendersi conto che se lo Stato "è solvibile" per stampare titoli di debito, può benissimo stamparsi la moneta. Mentre oggi invece conia solo le monetine metalliche: gli spiccioli. Ed in più deve condividere questa facoltà col Vaticano e con San Marino.

Lo strumento delle monete complementari - ad avviso dell’autore - è un sistema per ridistribuire - nel durante - quella ricchezza che oggi finisce ai soliti noti. Quelli che Guido Carli chiamava "i guardiani del bidone vuoto del capitalismo italiano". O, se preferite, il "salotto buono". Ovviamente non è chiaro se le monete complementari riusciranno a salvare il sistema. Tuttavia non si vede un'alternativa altrettanto semplice ed elegante. Come si dice, il prezzo vale la candela.

Firmato: Marco Saba

Vedi anche:
The case against the Federal Reserve, Murray Rothbard, Ludwig Von Mises Institute, 1994

Per una bibliografia estesa: clicca sulla fonte

Allegato PDF: Deutsche Bundesbank

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