ROMA - La concordata collaborazione "passiva" dell’Italia alla guerra è già adesione "attiva"? Ciampi chiede notizie a Berlusconi. Lo chiama di prima mattina a casa, a Milano. Lo riceve in serata al Quirinale per due ore. Convoca nel pomeriggio il ministro della Difesa Martino e il capo delle Forze armate Mosca Moschini per avere dettagli e particolari su quello che ha tutta l’aria d'apparire un improvviso, inatteso coinvolgimento "tecnico" del nostro Paese nel conflitto mediorientale.
È un presidente della Repubblica in grave imbarazzo, a tratti anche irritato quello che ha appreso (da giornali e tv) della partenza dall’Italia, da una base Usa ospitata sul territorio nazionale, d'un migliaio di parà americani, destinazione il nord dell’Iraq. Notizia che sembra contraddire in modo anche clamoroso le decisioni del Consiglio supremo di difesa del 19 marzo scorso, concordate col governo e approvate dal Parlamento. Chiede spiegazioni al capo del governo, il presidente. "Estremamente attento" alle parole di Berlusconi, Ciampi ricorda le intese di nove giorni fa.
Ferma restando l’esigenza d'una informazione puntuale e costante nei confronti del Quirinale, il capo dello Stato richiama le conclusioni del Consiglio di Difesa in cui si dice che "la determinazione dell’indirizzo politico" delle Forze armate "spetta al governo e al Parlamento", collegati tra loro dal rapporto di fiducia, anche per quanto riguarda i profili costituzionali".
Ma, fanno capire sul Colle, i paletti' per l’esecutivo sono quelli stabiliti. In più c’è la preoccupazione che casi analoghi si possano ripetere con l’escalation del conflitto. E in quel caso Palazzo Chigi sarà costretto a uscire dall’"ambiguità ". Anche perché il semestre di presidenza Ue si avvicina e per Ciampi quello sarà il periodo in cui l’Italia dovrà assumere un "ruolo attivo". Per tutti questi motivi, il presidente della Repubblica invita il premier a prestare attenzione.
La prima risposta di Berlusconi e Martino sul casus belli è stata semplicemente "non ne sapevamo niente". Il ministro della Difesa ha anche osservato che con molta probabilità i parà hanno fatto uno scalo in un altro paese prima di arrivare in Iraq e sicuramente quando torneranno non faranno tappa in Italia. Se il primo chiarimento si è basato sul "non sapevamo", il premier poco dopo non ha nascosto con i suoi' il fastidio per i richiami di Ciampi: "Cosa avremmo dovuto fare? Impedire ai parà di partire? Non posso gestire così il rapporto con gli Usa. In questa settimana ho cercato di tenere basso il profilo per non ricordare agli americani che non stavamo in guerra al loro fianco. Ma così salta tutto".
Tant'è che il Cavaliere adesso ha iniziato a meditare una correzione di linea con l’evolversi della situazione. Schierare con più decisione almeno Forza Italia sapendo che se la crisi irachena si complicherà , non potrà più obiettare all’"amico Bush" che esistono dei "vincoli costituzionali" che vietano di dare una mano agli alleati. Anche lui, insomma, si è accorto di quello che sinteticamente Rocco Buttiglione definisce l’"imbarazzo" di FI: "si vergognano della posizione che governo e Parlamento hanno scelto. Avrebbero voluto mandare i soldati a Bagdad e non hanno potuto. Si vergognano, invece di difendere orgogliosamente la nostra linea".
Sta di fatto che dopo il colloquio telefonico della mattina, Berlusconi detta agli uffici di Palazzo Chigi una lettera di chiarimento firmata e convalidata da Gianni Letta e la invia al presidente della Camera Casini. Una missiva sollecitata proprio da Casini, sentito Ciampi, per tranquillizzare l’opposizione in Parlamento in vista dell’audizione della prossima settimana.
Al Quirinale, comunque,(se ne parla nell’incontro con Martino e Mosca Moschini) sanno bene che con trecentomila soldati sul campo non è possibile, come osservano anche gli uomini della Difesa, "chiedere il biglietto a ogni aereo che passa".
Ma forse la posizione di Ciampi si legge ancora meglio se si tiene presente il suo impegno a ricucire lo strappo con la Francia provocato nei giorni scorsi da Palazzo Chigi. Ieri ha incontrato il ministro delle riforme di Parigi e l’Ambasciatore a Roma che gli hanno reso noto che l’Eliseo è "offeso" per le parole di Berlusconi. E con loro il capo dello Stato ha ribadito quanto sia importante e fondamentale per l’Italia l’amicizia con i cugini' d'Oltralpe.
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